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Kuwait e gli Emirati Arabi, aumentando unilateralmente le vendite oltre i limiti fissati dall'O.P.E.C. (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), avevano provocato un ribasso del prezzo del greggio. L'Iraq, che era gravato da debiti ingenti, non era in grado di provvedere alla propria ricostruzione dopo il conflitto con l'Iran e neppure di smobilitare le truppe, destinate ad incrementare la disoccupazione a causa della recessione economica. Con pressioni diplomatiche e militari, Saddan Hussein aveva ottenuto un rialzo dei prezzi e un prestito di 10 miliardi di dollari dal Kuwait e dall'Arabia Saudita. Ma il Kuwait reclamava una revisione delle frontiere. L'Iraq faceva affidamento sulla neutralità americana in caso di conflitto, poiché da anni esisteva un'alleanza Iraq-Stati Uniti in funzione anti-iraniana. Gli Stati Uniti, però, non si schierarono a favore dell'Iraq. Si rivelerà pure inutile il tentativo iracheno di rompere l'ampia coalizione formatosi sotto il controllo dell' O.N.U. con la minaccia di una escalation (peggioramento) del conflitto arabo-americano.
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