In geometria è la scienza che insegna a rappresentare gli oggetti tridimensionali su una superficie bidimensionale, così che vi sia coincidenza fra l’ immagine prospettica e quella della visione diretta. Nell’ arte, però, il termine è usato per indicare i metodi per rappresentare la profondità spaziale. Nel corso del tempo vi sono stati modi molto diversi fra loro per rappresentare la profondità dello spazio. Nel tentativo di definire la prospettiva si costruirono formule empiriche di rappresentazione fino a quanto nel Quattrocento fu fatto un salto fondamentale : il passaggio alla vera scienza della rappresentazione. Le regole dettate dal Brunelleschi sulla corretta costruzione prospettica: “ convergenza delle linee di profondità in un punto di fuga unificato, due punti di fuga nella prospettiva bifocale, calcolo scientifico degli intervalli di profondità, ecc. “ furono codificate nel trattato di Leon Battista Alberti e applicate dai grandi maestri.
Dopo diversi studi approfonditi sul processo della visione, molti, a partire dagli Impressionisti, operando una revisione critica sulla concezione rinascimentale , si allontanano dall’ idea di una prospettiva come categoria assoluta. Altri hanno poi rifiutato la prospettiva come categoria sovrastorica. Tutt’ oggi se ne studiano gli sviluppi.
Sull’ argomento fondamentale rimane lo studio di Erwin Panofsky ( 1927 ), La prospettiva come “forma simbolica”.